Alcune considerazioni sull'importanza di mantenere il sito nazionale come aggregatore
Quando abbiamo deciso di riaprire il nodo italiano di Indymedia abbiamo fatto una scelta precisa: per evitare i problemi della vecchia indy la nuova sarebbe dovuta rinascere su basi differenti, prima tra tutte un più forte rapporto con il territorio e un diverso consensus building approach. Per questo si scelse di spingere per la nascita di nodi cittadini/regionali, gruppi di affinità più ristretti, territorialmente basati, in cui fosse più agile prendere decisioni e confrontarsi specifiche problematiche. Questo nelle nostre intenzioni avrebbe dovuto permettere di trasformare lo strumento in una vera e propria “rete” di media presenti sul territorio nazionale partendo però da comunità locali forti. Comunità che però, di contro, avrebbero gestito i diversi nodi con relativa autonomia preservando gli altri da una loro eventuale fase di stallo. Il superamento del process internazionale era la garanzia dell'esistenza di un gruppo più o meno capace di gestire una pagina di indymedia. Parallelamente si pensò al sito nazionale come un aggregatore di nodi che comunque avrebbe consentito un lavoro comune in quella che è forse la funzione più importante e complicata: la produzione di contenuti: diversi livelli di complessità si sovrapponevano dunque e si interlacciavano, non a caso si propose di chiamare la nuova lista “italy-content” per sottolineare proprio questo cambiamento di prospettiva. Per la gestione ordinaria del newswire si lasciava invece il compito ai vari nodi in modo da non sovraccaricare la lista nazionale di discussioni estenuanti su qualsivoglia topic che avevano sfiancato la vecchia italy-list. Il rimettere in discussione queste decisioni fa presagire un mutamento sostanziale del senso dell'aggregatore, soprattutto laddove si condividesse la possibilità di poter pubblicare così come pare dalle specificazioni dell'odg della prossima assemblea. Questa ipotesi non può che vedere il nodo napoletano profondamente contrario. Abbiamo perciò scritto alcune righe che vi preghiamo di leggere e su cui riflettere per una discussione serena, ma franca e rigorosa.
Stallo/fallimento di alcuni nodi L'idea parte dal fatto, senza dubbio triste, che alcuni nodi locali non riescono a portare avanti il loro progetto. Altri vanno avanti, sembra senza problemi anzi sperimentando nuove versioni grafiche e non solo, come Lombardia. Tutti gli altri, Liguria, Calabria, Abruzzo, Emilia Romagna, Campania, tra alti e bassi tutto sommato tengono. Altri ancora, come il NordEst, si stanno fortificando e crescendo dal rapporto con il territorio. Altri infine, Sardegna ad esempio, provano a nascere. Una dinamica ampiamente prevedibile: si poteva immaginare, pur sperando naturalmente nel contrario, che qualcuno non ce l'avrebbe fatta e che sarebbe rimasto indietro. Eppure non possiamo mettere di nuovo in discussione il progetto, nella forme e nella policy che avevamo stabilito, solo su questa base. Se un nodo non è riuscito ad allacciare un rapporto forte col territorio, tale da permettere la sua sopravvivenza e utilità, la sconfitta è amara ma inevitabile ma non può e non deve ricadere su un progetto più complessivo come l'aggregatore nazionale. Si potrebbero cercare delle strategie per supportare i nodi in difficoltà, ma di questo discuteremo meglio al meeting.
Una nuova italy perché? Quando proponemmo italy.indymedia.org come aggregatore avevamo bene in mente il rischio della cosiddetta “balcanizzazione”. Questo in parte si è verificato: la difficoltà di uscire fuori dalla propria comunità/nodo ha portato ad un generale disinteresse per il lavoro di rete in ambiro nazionale il tutto in parte incrementato dal fatto che moltissime persone attive nei nodi locali, non sono proprio iscritte alle liste nazionali. C'è ovviamente dell'altro, ed è positivo: lo dimostrano in parte le ftr collettive prodotte (che però sono troppo spesso o copia e incolla di ftr locali, o iniziative personali a cui seguono tanti "consenso", "consenso" e pochi contributi collettivi) e lo dimostra soprattutto l'ottimo lavoro fatto in occasione degli eventi come il g8 e il Cop15. Qualcuno perciò avrà pensato: ma allora perché non lavorare di nuovo assieme se lo abbiamo fatto bene allora? Semplice, perché “quel” lavoro si basava su tematiche di interesse comune che hanno spinto molti di noi ad unirsi momentaneamente per sostenere una causa giusta, ciò questo non implica che lo stesso impegno sarebbe profuso nell'ordinaria amministrazione di italy.indymedia. Più probabile è invece la riproposizione di dinamiche problematiche che hanno portato alla chiusura della vecchia indy. In più, e non è poco, si potrebbe perderebbe l'importantissimo contatto col territorio per tornare ad uno strumento gestito da una comunità prevalentemente “virtuale” e costretta a confrontarsi solo in ml con tutte le evidenti emerse in italy-list. La questione forse è più come stimolare la partecipazione in italy anche nel quadro attuale.
Il modello duplice nazionale e aggregatore. Questa eventualtà è forse ancora peggio dell'apertura di una sorta di vecchia italy: si finirebbe solo per tagliare le gambe ai nodi locali che continuano a lavorare con continuità. La domanda che l'utente medio si porrebbe immediatamente è “perché postare su Calabria se posso farlo direttamente su Italy?”...la conseguenza implicita sarebbe la creazione di due siti, uno di serie A (Il nazionale) e altri piccoli di serie B (i locali) con l'evidente conseguenza di confusione e disordine. Il pesce grande finirebbe per mangiare, almeno in parte, i pesci piccoli. E questo non è giusto.
Cosa fanno gli attivisti rimasti senza nodo? Permetteteci di parlare con franchezza, e vi preghiamo di prendere queste parole come una riflessione e non come una polemica. Il fatto è questo: non è che l'idea di creare una nuova dimensione nazionale sia un modo per trovare una collocazione ai tanti indyani rimasti senza nodo, eppure desiderosi di continuare a lavorare al progetto? Cioè: l'idea nasce dalla constatazione di un'esigenza della comunità dei mediattivisti italiani o da quella più ristretta degli admin di indymedia rimasti senza casa? La risposta a questa domanda è fondamentale, anche perché, essendo sinceri, se la risposta fosse la seconda allora verrebbe da chiedersi (perdonateci sempre la frachezza): come è possibile che le difficoltà di portare avanti un progetto più piccolo, locale, fondato sul contatto diretto con il territorio e sulla commistione con altre esperienze locali non sorgano - e addirittura moltiplicate - nella gestione di un progetto nazionale, più grande e molto difficile da collegare con il territorio? Soprattutto se a gestire questo progetto nazionale sono le stesse persone... Non è che si finisce a riprodurre solo la sconfitta?
La nostra esperienza. Non sappiamo bene come hanno lavorato gli altri nodi, lo socializzeremo al meeting, ma sappiamo cosa abbiamo fatto noi. Tra molte difficoltà e periodi di stallo abbiamo lavorato per fare di napoli.indymedia una rete di mediattivisti e media già presenti sul territorio. Singoli attivisti napoletani, radio universitarie, una telestreet, progetti di informazione e comunicazione locali presenti nel salernitano e a Caserta. A tutti siamo riusciti a far capire che Indymedia è la loro “casa” naturale, il luogo dove possono amplificare la propria voce, mantenendo comunque una propria identità, ma nello stesso tempo mettendola in gioco in una dimensione più ampia, ovvero la comunità dei mediattivisti. Se ci siamo riusciti davvero si vedrà col tempo, per ora possiamo dire che nuove persone e realtà si sono messe in gioco mirando a questo obbiettivo. E adesso, anche grazie ad espedienti tecnici come i feed e idee simili, stiamo lavorando ad un continuo allargamento di questa idea che ci sembra vincente e, soprattutto, giusta. Questo però è stato possibile perché siamo usciti dalla semplice “comunità virtuale” e siamo tornati sempre più a mescolarci con territorio, con le sue lotte, con le sue realtà. Può sembrare la solita retorica del “tornare nelle strade” ma è stato così. Per fare questo abbiamo forse “sacrificato” l'identità forte targata (((i))) con una apparentemente più debole ma sicuramente più in linea con l'idea “Become your media”. Un'idea che, che con l'avvento del cosiddetto “web 2.0”, si è allargata moltissimo costringendo spesso il progetto indymedia a dover rincorrere i vari blog e social network. Questo ci ha spinto ormai tre anni fa a cambiare, e non è logico ora rintanarsi nelle vecchie e superate certezze. Il nodo locale poi, è anche importante dirlo, è riuscito a creare tra i suoi attivisti un forte senso di appartenenza che ha fatto si che persone che hanno vissuto per anni lontano da Napoli abbiano continuato, seppur in maniera differente, a collaborare con il nodo in maniera efficace e importante (per non parlare dell'inossidabile garogno che pur vivendo oramai in Olanda è sempre in prima linea). Anche questo è uno degli effetti positivi della nuova “forma” di indy che privilegia il rapporto diretto (e quindi più forte) a quello più sterile tra “nick” di persone che spesso non si sono neanche mai viste dal vivo e che discutono esclusivamente in ml.
Le comunità tematiche. “Dove posteranno le persone che non hanno un nodo locale?” Ci chiedevamo all'inizio. “Sui nodi più vicini”, rispondemmo. “O meglio ancora si mobiliteranno per creare un proprio nodo” aggiungevamo. Ma c'era anche un'altra cosa che dicemmo: potremmo creare delle pagine, anche nazionali, dedicate a un “tema”. In questo modo prevedevamo di affiancare alle comunità locali altre “trasversali”, basate su un topic e/o una particolare affinità mettendo insieme le persone che si interessano di ambiente, o di repressione, o di antifascismo. In questo modo i vari mediattivisti si sarebbero sentiti fortemente coinvolti perché si sarebbero occupati di questioni che sentono particolarmente affini e quindi avrebbero lavorato con lo stesso entusiasmo che tanti di noi hanno messo nelle pagine del g8 e del cop15. Questa potrebbe essere una soluzione (peraltro non nuova ma già ipotizzata nel meeting di riapertura) per raggirare il problema della mancanza di un luogo forte e trasversale che attraversi tutta l'Italia.
Rieniamo, in ogni caso, una strategia perdente il tornare indietro e abbandonare la strada dell'aggregatore per un più rassicurante (per qualcuno) sito nazionale.
Nella speranza di un confronto costruttivo al meeting nazionale su questi argomenti, per ora ci limitiamo a far circolare le nostre considerazioni come contibuto alla discussione.
Un saluto a tutt* (tranne a fabs)
Cmi Napoli